Identità a fette

Mi ricollego ad un post di Alberto Maestri su LinkedIn che trovate cliccando qui. Andate a leggerlo e poi tornate che vi condivido qualche idea.

Come avete letto, i CEO o amministratori delegati, si espongono. Una volta si sarebbe detto che ‘ci mettono la faccia’ o, in questo caso, le dita, perché postano sui social.

Credo si tratti di microstorie identitarie che stimolano almeno due brevi riflessioni:

1. Qualche tempo fa ho sentito, durante una conferenza, che comunicare la nostra identità professionale significa affidare al mondo una fetta della nostra identità più profonda in modo strategico. Vuol dire essere se stessi anche nel lavoro, indossando l’abito che ci sta meglio quando andiamo in ufficio, magari non è la tuta di casa ma dentro ci siamo comunque noi.

2. Se si tratta del proprietario dovrebbe essere più semplice perché le aziende un po’ somigliano a chi le ha create. Nel caso si tratti di un amministratore, proprietà e manager dovranno scegliersi, basandosi su competenze tecniche ma in uguale misura su quanto le due identità siano allineate in termini di valori. Credo che gli archetipi e le connessioni profonde tra di essi possono essere un perfetto punto di partenza.

Aggiungo che, in questa somiglianza, non devono necessariamente esserci gli stessi archetipi ma, ad esempio, un eroe e un ribelle spesso si supportano a vicenda, un saggio e un esploratore, un sovrano e un mago…

Domandina finale: anche se non sei CEO, la tua azienda, ti somiglia?

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