Fanocracy

“Il fandom, la condivisione dei legami emotivi con gli altri, è un istinto umano che è presente in tutti.”

È un inciso del libro Fanocracy che mi ha dato un paio di spunti che vi condivido.

Il primo ha molto a che vedere con quello che penso dello storytelling: raccontare è un dono naturale che abbiamo tutti e deve essere tenuto vivo, allenato e coltivato. Somiglia molto a quell’istinto del fandom della definizione.

Per farlo, le relazioni, sono un buon punto di partenza. Contengono elementi che, col tempo e la giusta cura, costruiscono la nostra identità che è fatta soprattutto di ciò che ci piace e ci appassiona. Ne sono la parte più autentica e naturale. La voglia di condividerli crea le community e può dar vita a ciò che nel libro viene descritta come Fanocracy.

Infatti, proprio la condivisione delle passioni sta alla base delle varie fandom e diventa il collante delle relazioni più importanti e memorabili, fino dai primi anni di vita, quando nascono le storie più autentiche.

Molto illuminante anche il passaggio che consiglia ai brand di ‘consegnare’ racconti di valore ai prospect e ai clienti per fare in modo che si creino community di fan.

In questo modo si stimola l’appartenenza, una delle motivazioni umane più profonde. Muove le persone a cercare la connessione con altre.

Tra gli archetipi che creano l’identità e i propri racconti con il fandom e l’appartenenza ci sono Amante, Giullare, Persona Comune, Caregiver, Regnante e Creatore/creatrice.

I primi tre sono spinti dalla connessione con le altre persone gli altri vogliono dare struttura al mondo in cui vivono. Ma tutti, senza nessuno escluso, per trovare il loro equilibrio sanno che per avere un cliente a cui vendere c’è un pubblico da coinvolgere.

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