Storytelling: Archivi e Musei d’impresa, il patrimonio storico come asset strategico per l’azienda

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photo credit: Fabrizio Carrubba

Siamo tutti molto impegnati. Siamo tutti sempre indaffarati e usiamo il computer specialmente per lavoro. Abbiamo tutti poco tempo da dedicare a Google, vogliamo subito l’indirizzo web di ciò che stiamo cercando e lo scriviamo direttamente nella barra del nostro browser. Tutti tranne uno. Io.

Si, lo ammetto, a volte ‘gugolo’ con delle chiavi di ricerca come ad esempio “impresa”, “storytelling”, “narrazione” e via dicendo. Cercare in questo modo mi piace perchè ti permette di perderti dietro un filo conduttore di cui a volte non vedi la fine ma solo continue informazioni che appartengo ad un ‘mood’. Non è un consiglio, anzi meglio “don’t try this at home” organizzatevi in modo da trovare in fretta ciò che vi serve, io giringiro per la rete quando sono tranquillo sul divano… :-)

Marco Montemaggi è Membro del Consiglio Direttivo di Museimpresa, Brand Manager della “Tonino Lamborghini Spa” e docente al Master in “Luxury Management” al Polimoda di Firenze. E’ stato “Operative Marketing Manager” per Borsalino spa, direttore del Distretto di cultura industriale “Il Paesaggio dell’Eccellenza”, ideatore del Progetto di marketing terr. “Motor Valley” per conto di Apt Emilia Romagna. Ha lavorato inoltre come Curatore dell’Archivio Storico della Riva Yacht dal 2007 al 2009 e dal 1997 al 2001 è stato il responsabile della costituzione del Museo Ducati e suo direttore, oltre che responsabile degli eventi speciali per Ducati Motor. E’ autore di alcuni libri sulla storia sul patrimonio motoristico italiano e sulla cultura industriale italiana.
(photo by Lorenzo Cicconi Massi)

Ma torniamo a noi, curiosando per la rete mi imbatto nel progetto Museimpresa, di cui potete leggere la mission in questo link (ma poi tornate qui neh?!), rimango sul sito una buona mezzoretta e decido di contattarli per chiacchierare con loro. Inizio ringraziando Giulia Polizzotti, gentilissima e prezioso trait d’union tra me e il protagonista delle risposte di cui sotto: Marco Montemaggi, membro del consiglio direttivo di Museimpresa.

1. Nella presentazione del vostro progetto si parla di “racconto” di impresa, quali sono le differenza tra la classica monografia e la narrazione?
Su Wikipedia con Monografia ci si riferisce a “un testo accademico o un trattato su un singolo argomento, solitamente scritti da una sola persona.”
La storia di un’azienda è talmente variegata che probabilmente non può essere “costretta” all’interno di un trattato o di un testo accademico. Il “racconto” di un’impresa è composto da un’enorme quantità di contenuti narrativi che non si esaurisce con il solo processo produttivo e commerciale ma che riveste temi molto eterogenei fra loro. MI riferisco, per esempio, al rapporto inevitabile che l’azienda sviluppa con i rappresentanti dei territorio in cui risiede, con il tessuto sociale che la compone, con i differenti periodi storici che attraversano la sua vita (in Italia basta pensare quanto è cambiata la situazione del lavoro dagli anni cinquanta, ai roventi anni sessanta e settanta, fino ai giorni nostri). In definitiva l’azienda è attraversata costantemente da una grande eterogeneità di “Storie” che, in conseguenza al divenire del tempo, si sommano e diventano “racconto” che spesso è consultabile all’interno di un archivio aziendale oppure “visitabile” attraverso un museo d’impresa.

2. Avete molti associati, aziende di spicco che, sempre per citare la vostra presentazione, “offrono una ricca panoramica della storia produttiva, culturale e progettuale del nostro Paese”. Esistono delle caratteristiche generali che accomunano tutte queste storie?
Ogni azienda ed ogni Storia aziendale sono a sé, dunque sarebbe difficile trovare Storie “simili” o confrontabili e penso,peraltro, che ciò sia una fortuna. Nelle aziende associate che appartengono a Museimpresa sicuramente però c’è una componente comune di consapevolezza: il fatto che l’ “heritage” riveste un valore enorme per il proprio marchio. Un asset strategico che “conta” in un mercato internazionale sempre più aggressivo per le nostre aziende in cui alcuni fattori strategici sono a noi sfavorevoli (costo del lavoro, reperimento e costo delle materie prime, mancanza di una forte domanda di beni da parte del mercato interno etc.) per cui la tradizione di eccellenza e di bellezza che possiamo vantare come “Made in Italy” è ancora un fattore premiante all’estero.

3. Parliamo degli Itinerari: quale è il legame tra la storia della singola impresa e il territorio?
Il legame fra la storia dell’impresa e il territorio è ovviamente molto stretto, sia da un punto di vista sociale (i lavoratori storicamente sono “locali”, come dimostra anche il bellissimo progetto “Faccia a Faccia” della Fondazione Dalmine), urbanistico (oltre agli edifici produttivi si pensi a tutta le costruzioni per dare asilo, nel passato, anche a migliaia di lavoratori), formativo (si pensi come le Università Italiane spesso sono state un bacino di reclutamento per molte aziende come l’Università di Bologna per Ducati ad esempio).
Oltre a questi aspetti strutturali, in anni recenti sono sorti anche altri progetti (spesso con virtuose collaborazioni fra pubblico e privato) di valorizzazione culturale e turistica che hanno dato un significato ad alcuni musei d’impresa che va oltre al loro ruolo primario (essere puro “strumento” aziendale) rendendoli anche parte di network allargati con una fruibilità pubblica. Un esempio di questo fenomeno è il progetto “Motor Valley”, rappresentato da eventi, itinerari e progetti a tema motoristico ideati e voluti all’interno di un unico network dalla regione Emilia Romagna, oppure i progetti di turismo industriale che sono da anni proposti da regioni come il Veneto, la Lombardia ed il Piemonte.

4. Come possono integrarsi le nuove tecnologie “narrative” (web 2.0, social media, app…) con l’idea di realizzare un museo della propria impresa?
Ormai è quasi scontato che chiunque decida di organizzare un archivio o un museo “fisico” pensi anche a come renderlo il più possibile interattivo anche sulla rete. Da questo punto di vista ci sono notevoli esempi fra i nostri soci ed anche il nostro nuovo sito (oltre ad una presenza nei principali social media) ha delle sezioni che promuovono un’interazione con il visitatore. L’ Associazione, infatti, è molto attenta all’uso delle nuove tecnologie “narrative” e promuove verso i suoi soci un’educazione a tal proposito, basti pensare che gli ultimi due seminari annuali rivolti a tutti gli associati erano proprio su questi argomenti.
I Social Network e i nuovi “medium” comunicativi in generale hanno un disperato e costante bisogno di contenuti nuovi, certamente molti possono venire dall’attività quotidiana dell’azienda ma altrettanti sono quelli che vengono dagli archivi aziendali, spesso veri e propri scrigni di storie straordinarie: basta pensare al fascino di narrazioni come quelle di Ferragamo, Martini, Alessi, Peroni, Barilla e tanti altri.

5. Se avessi di fronte un imprenditore, perchè gli consiglieresti di narrare la sua storia (o di realizzare un museo…)?
Nel corso del mio lavoro mi è capitato di dialogare con tanti imprenditori (ultimamente ricordo Jacopo Poli) su questi temi e da sempre sono personalmente convinto che un Archivio o un Museo d’impresa non possono essere pensati come un’operazione di puro mecenatismo o beneficenza. Una struttura di questo tipo, se ben strutturata ed utilizzata, può diventare uno straordinario strumento di valorizzazione per l’azienda sia in termini di Marketing e Comunicazione, come in tanti altri settori da quelli del “R&D” ai dipartimenti di Design etc.
I contenuti storici all’interno degli archivi e dei musei d’impresa sono un patrimonio vivo e pieno di opportunità, una bella frase attribuita a Gustav Malher dice:“La tradizione non è culto della cenere, ma custodia del fuoco”

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