storytelling ultima volta
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Storytelling dell’ultima volta

Ve la butto lì: quando è stata l’ultima volta che siete stati parte dello storytelling di un vostro cliente?

Provo a spiegarmi meglio.

Quale è stata l’ultima occasione in cui avete fatto qualcosa con i vostri clienti? Intendo qualcosa di concreto in cui loro sono stati protagonisti. L’ultima volta che vi siete immersi nel loro mondo e siete stati con loro fianco a fianco, sporcandovi le mani, vendendo oggetti dietro un bancone, sfornando una pizza, seminando un campo, guidando un’auto, producendo software…

Per un bel po’ di anni mio papà ha fatto l’ispettore tecnico in una grande azienda produttrice di macchine agricole, i suoi racconti delle giornate in campagna con gli agricoltori riempivano i pranzi e le cene a casa mia. Spesso siamo andati in bicicletta a vedere le mietitrebbie che tagliavano il riso e mio padre, seduto vicino all’agricoltore, parlava di lavoro e di altro.

Quando ho cominciato ad approcciare qualche azienda risicola per lavoro, ho ‘rivisto’ alcune di quelle storie e mi sono servite per sintonizzarmi con il mio cliente, per entrare nella sua modalità.

Non si tratta di fare come gli infiltrati nei film di spionaggio, ma di comprendere quale sia il mondo narrativo e comunicativo del proprio pubblico. “Leggere il lettore”, mi hanno detto al master in Corporate Storytelling, vuol dire identificarsi con lui e cercare dove la nostra storia (di impresa o di prodotto) si incontra con la sua.  In questa fase, a mio avviso, vale tutto: vale anche provare un’esperienza concreta con il proprio cliente, più si sta vicini e insieme nel suo campo di azione, più empatia si crea, più le storie collimeranno.

Poi potremo cominciare a co-costruire racconti di valore per la nostra impresa e saranno davvero partecipati.

Se abbiamo una microimpresa, la fase di immersione nella storia di un cliente diventa più semplice, dovremmo averceli abbastanza a portata di mano. Se così non fosse, beh, dobbiamo di sicuro rivedere il nostro modo di intendere il “customer care”. 🙂

Cosa serve? Tempo, coerenza, curiosità, un pizzico si abnegazione e…cosa altro? 

 

2 thoughts on “Storytelling dell’ultima volta

  1. quando riesco a passare dalla sala riunioni all’officina, in una visita al cliente, considero di avere superato un ostacolo fondamentale… ho guadagnato la sua fiducia. Per il mio mestiere il primo passaggio è ancora prima, quando deve decidere se aprire o meno la cartellina con i suoi disegni, riservati e segreti, e lasciare che un altro li scruti e cerchi di interpretarli. Quel primo passaggio, tuttavia, è quasi facile da superare, perchè in fondo ti ha chiamato lui, e lo ospiti in una stanza accogliente… e in fondo si sa che quando sei dall’avvocato (anche se non sono avvocato, ma qualcuno lo crede) sei sicuro che quello che gli racconti rimane tra quelle mura. come quando entri in confessionale…
    qualche rara volta occorre ricordarglielo, ma appunto, è raro.
    ma quando sono a “casa loro” è diverso… sono come l’ospite che è gradito finchè sta in salotto… ma se ti chiede il bagno, resti perplesso… “vorrà mica fare una doccia?” ecco perchè quando mi dicono “venga in stabilimento, tiro un sospiro di sollievo…

    • “venga in stabilimento” è un bellissimo invito, come “vuole vedere la riseria”, “vuole salire sul trattore”, “facciamo un giro in fabbrica”…ti senti già parte del loro mondo… 🙂 Grazie per il tuo contributo, Stefano!

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