storie che non controlli
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Storie da consumare

Come promesso eccomi per incoraggiare proprio te, caro imprenditore (prendo a prestito questo ‘modo di fare’ dalla mia amica Rosa Giuffrè*) a lasciare che le tue storie siano consumate dal pubblico o, come abbiamo detto in questo post, che siano completate dal pubblico.

Il dubbio che ti può venire è quello che la tua narrazione ti sfugga di mano, che venga in qualche modo manipolata, utilizzata, travisata, giudicata e cos’altro ancora?

Sì, anche quello…qualunque cosa sia.

Certo, può succedere perché l’internet, si sa, è democratico, ma non dimentichiamoci che è anche meritocratico…chi racconta in modo efficace la sua storia viene sempre ricompensato.

Condivido tre punti che, nella mia esperienza, possono fare in modo che la narrazione di impresa non ti scappi. Ovviamente è un elenco non esaustivo (non esistono blog con elenchi esaustivi…).

Parti da una buona base.

Chiediti chi sei, anzi scrivilo, traccia una ‘forte’ biografia. Devi essere consapevole di tutto ciò che riguarda la tua azienda: la cronologia degli eventi che ti hanno portato a fondarla e ad arrivare fino ad oggi, i punti di forza, i punti da migliorare e i valori fondanti. Pochi ma potentissimi e fermi.
Aggiungi e integra le tue mancanze, quante e in che occasioni ci sono state delle cadute. Te le ricordi bene? Come le hai affrontate o le stai affrontando? Cosa ti hanno insegnato?

Alimenta la buona base.

I tuoi colleghi/dipendenti/collaboratori/consulenti conoscono la tua storia? Esiste una parte della loro esperienza professionale che può aumentare il valore alla storia di impresa? Raccontano del loro lavoro, la loro mansione? Dove e, soprattutto, come?

Dai spazio al tuo pubblico.

Crea un luogo dove il tuo pubblico possa raccontare la sua storia: i commenti del blog, lo spazio su un social, un punto vendita con un centro d’ascolto (senza esagerare eh…). E quando il materiale è buono (di qualità e sensato) interagisci e rendilo parte del tuo racconto, anche in senso negativo, come ad esempio una critica che ti ha fatto fare qualche modifica sul tuo prodotto/servizio.

Non si tratta di una semplice analisi ma di un processo continuo in cui ogni punto deve rafforzarsi ad ogni iterazione. Chi partecipa alla storia la alimenta anche (vedi pubblico, clienti e collaboratori). A mio avviso se (almeno) queste tre fasi vengono reiterate in modo efficace possiamo lasciare che la nostra storia venga contaminata, ri-narrata e addirittura contro-narrata, avremo sempre modo di partecipare e trarne vantaggio.

Proviamo ad allontanarci dal concetto che i nostri prodotti o servizi siano inattaccabili e legarci, invece, al fatto che siano narrabili?

Ora tocca a voi, cosa ne dite? Ho esagerato? Manca qualcosa?


*non avete ancora letto il suo libro? Oltre a vergognarvi andate qui e guardate che meraviglia…

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