Benny Hill Storie
0

Il rispetto per le storie

Ho ricominciato a guardare storie.

Nel senso che mi sono di nuovo fatto incastrare dalle serie TV, in particolare da due: Stranger Things e Orange is the new Black. In contemporanea, come ai vecchi tempi, in cui riuscivo a tenere testa a Mad Men, Breaking Bad e Dexter. E altre, a blocchi di tre alla volta. Come facevo? Semplice, ad esempio: Braking Bad e Dexter sul divano con mia moglie e Mad Men in pausa pranzo sul PC. Dopo una specie di overdose e un po’ di confusione ho deciso di rallentare il ritmo, una alla volta sarebbe bastata.

Ma poi arriva Netflix e mi scombina i piani. Oltre alle due che vi ho detto penso che comincerò anche House of Cards (sì, lo so, mi vergogno ma non l’ho ancora vista…). Ritornerò nel tunnel, ne sono sicuro.

Parlo di tunnel perché, al cospetto delle serie TV (e di tutte le storie ben costruite), ho sempre la stessa reazione: ci entro dentro in pieno. Mi lascio coinvolgere dal loro mondo, lo uso per fare degli esempi, spesso anche per descrivere la realtà. A volte anche per creare storie che si incastrano con la vita quotidiana. Ho avuto almeno un paio di professori che sarebbero stati perfetti nel ruolo per “diventare cattivi” oppure potrei usare l’immaginario della prigione di Piper per descrivere certe situazioni vissute in collegio, ma non pensate subito male…

Dopo tutto le storie ci allenano a vivere, per questo motivo bisogna avere un profondo rispetto nel maneggiarle e utilizzarle. Soprattutto dal punto di vista corporate.

Quando decidiamo di prendere a prestito un genere narrativo, cioè vogliamo descrivere la nostra impresa come un horror, un thriller, una commedia oppure proviamo a fare una ‘cover’ di un film, di una serie TV dicendo che il nostro albergo è come il Bates Motel, dobbiamo renderci conto che il nostro pubblico traccia immediatamente dei collegamenti e si crea delle aspettative.

Guardando la nostra scelta di stile narrativo, il pubblico, aggancia il proprio immaginario, si fa delle domande a cui il nostro racconto deve rispondere in maniera coerente. Provate ad immaginare la sigla di Gilmore Girls (Una Mamma per Amica) su una puntata di True Detective, ci lascerebbe quanto meno spiazzati.

Ho visitato da poco una impresa e il proprietario, alla domanda:”a quale genere cinematografico appartiene la sua azienda?“, mi ha risposto: “comico, tipo Benny Hill“. Perfetto. Il genere comico offre un sacco di opportunità di raccontare l’impresa.

Ma siamo sicuri che sia davvero così e non si tratti solo di una sensazione da imprenditore in ‘momento no’? Quali sono gli elementi veri dell’immaginario Benny Hill che possono essere da gancio per un potenziale pubblico? E ancora, quanto il mondo narrativo stile ‘Le Comiche’ risponde alla identità di racconto dell’azienda?

E la vostra impresa: è un thriller, un musical, una commedia romantica?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *