Hangar Miller con Andrea Fontana
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Resettarsi per raccontare: Hangar 4 con Andrea Fontana

ph. credits: Simonetta Pozzi

Andrea Fontana mi “resetta”. Da sempre, tutte le volte che leggo o ascolto i suoi interventi riesce a darmi un motivo per azzerare alcuni miei pensieri sullo storytelling.

Azzerare, nel mio rapporto personale con i contenuti di Andrea, vuol dire dare una sistemata alla metodologia di lavoro. Significa fermarsi, mettersi in ascolto con un block notes bianco come se non avessi mai sentito parlare di corporate storytelling (o quasi). Mi sono reso conto di questo effetto in due momenti particolari: al master IULM di cui ho già parlato (qui), e durante la quarta puntata di Hangar Miller: “Le 10 quasi verità dello storytelling” con Andrea Fontana appunto.

Vi condivido il momento in cui ho azzerato, è stato quando ho twittato così:

 

Considerare, prima di tutto, l’utilizzo delle storie vuol dire girare sul lato pratico l’interazione con un pubblico. La narrazione di un prodotto, ad esempio, potrebbe subito diventare qualcosa di materiale, di tangibile. Prima, dopo o durante l’ascolto della mia storia cosa può fare il pubblico? Può modificarla? Può semplicemente leggerla/ascoltarla? Può viverla fisicamente? Può completarla?

L’idea che mi sono fatto è che ‘usare la storia’ sia un concetto contenitore, dentro il quale stanno la volontà di coinvolgere: il tipo di pubblico, i luoghi e le esperienze di interazione, gli strumenti con i quali il pubblico agisce. Come ha detto Andrea, il design dell’esperienza narrativa diventa cruciale.

In termini pratici: a chi vuoi raccontare la tua storia e come deve usarla?

Ho trovato un esempio di CocaCola che mi è piaciuto molto, la storia è quella della bottiglie (del riciclo in generale) di plastica e dei loro tappi, l’utilizzo è guidato da Coca Cola ma tagliato sui pubblici a cui racconta.


PS: l’idea del “reset” l’ho presa da questo post molto interessante sulla leadership.

Ecco lo storify di Hangar 4

 

 

 

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