Hard Rock

L’Hard Rock è il mio genere preferito. Anni ’70-’80, a mio parere anni d’oro per la musica mondiale. Alcuni dei musicisti di quel periodo erano fatti di puro istinto che sprigionavano sul palco: con la voce, con la chitarra o con altri strumenti. Ma di questi, una parte si è poi specializzata, ha lavorato sulla sua dote, ha studiato e oggi con qualche capello grigio (ma ancora lungo e vaporoso) è inserito a pieno titolo nella hall of fame della musica.

 

Nei precedenti post ho cercato di delineare le caratteristiche che, a mio parere, ci fanno sentire inclini per le P.R. Sono caratteristiche istintuali che naturalmente ci aprono il mondo della relazione. Se queste peculiarità sono nostre allora è necessario coltivarle. O meglio ancora incanalarle. Ho provato a individuare le dimensioni di questo incanalare:

 

    • Focus Verticale. Operare su di noi, capire quali sono le nostre componenti relazionali più forti (parola, gestualità, scrittura, etc…), quali migliorare, cosa e come studiare-approfondire…

 

  • Focus Orizzontale. Operare sull’altro da noi, la serendipity, dedizione all’altro, gli obiettivi verso l’esterno…

 

 

 

Nel prossimo post mi dedicherò alla definizione del Focus Verticale, che parte proprio dalla mia esperienza di vita. Credo che scriverò con il ‘senno di poi’ ne ho come al solito le fosse piene, guai non fosse così.

 

Magari non finiremo nella hall of fame delle P.R. ma spero che qualche bel assolo, anche coi capelli grigi, venga fuori…

 

P.S.: come al solito, se qualcuno ha qualche commento, suggerimento o ‘focus’, lo spazio è sempre qui sotto!!

Alla prossima! Mercoledì 4/05/2011

Abituarsi mai, stupirsi sempre

 

Per sintetizzare cosa penso della capacità innata di stupirsi, ri-posto un mio vecchio scritto (gennaio 2008) che ho recuperato, spero faccia capire quanto sia importante, per chi si occupa di P.R., non abituarsi mai alla meraviglia che lo circonda: la vita.

 

Che bello stupirsi. Di questi tempi è veramente raro lo stupore, perchè tutto è dato troppo per scontato. Perchè la fretta e il tran tran non ci da la possibilità di gustare ogni secondo della giornata. Quante occasioni ci sono per stupirsi? Tantissime, solo che siamo troppo ciechi per apprezzarle tutte…
Spesso il quotidiano ci annoia, la monotonia di un lavoro che non abbiamo scelto, le relazioni con gli altri che possono essere pesanti, ancor di più quando “gli altri” sono la nostra famiglia, i problemi personali che ti abbattono e sembra non ti lascino spazio nemmeno per abbozzare un sorriso. Queste e altre cose ci appannano la visuale, sfalsando i colori di questa esistenza. Colori brillanti. Il mio invito è quello di sforzarsi di leggere tra le righe. Trovare il meglio delle giornate peggiori, godersi il bello delle giornate migliori. Stupirsi. Sempre.
In nessun caso questa pratica è facile. La tendenza è sempre la stessa… Quando si prega? Di solito quando le cose vanno male, ma quando tutto gira bene? Stupirsi e ringraziare per il positivo, anche quando è routine. Forse in questo modo si apprezzerebbero di più le cose.
Fermatevi…provate a pensare quando avete osservato un tramonto e vi siete stupiti del suo colore, della sua fantasia nonostante il ripetersi quotidiano. Quante volte vi siete trovati commossi davanti ad un abbraccio sincero, di un amico, di un parente, di un amore? Quante volte vi gustate un bacio al mattino, seguito da un augurio di buona giornata? Cosa vi siete persi a salutare le persone senza guardarle negli occhi, cogliendo le sfumature dello sguardo? Quante volte siete stati così affrettati, camminando tra i palazzi, da non guardare verso il cielo? A volte anche un piccolo pezzo, una lingua turchese nel profilo dei tetti, può bastare a farci pensare all’immenso.

 

Aprile 2011, io sono ancora così. Mi stupisco. E voi?

Prossimo Post, ancora qui venerdì 29/04/2011

Serendipity

Serendipity è scoprire in modo inatteso ma non casuale. Il termine risale al 1754 ed è oggi usato anche nei campi scientifici e informatici. Mi ha colpito già dalla prima volta in cui mi sono imbattuto in questo termine (è il titolo di un famoso film: leggi qui) ma non mi ero reso conto di quanto fosse calzante per la mia persona. Ogni nostra giornata è zeppa di avvenimenti piccoli o grandi che siano, serendipity è ciò che ci fa muovere con agilità nel caos e nell’abbondanza delle informazioni che ci arrivano. E’ una capacità mentale di decretare il valore della scoperta, si tratta proprio dell’intuito che talvolta ci porta anche a seguire percorsi innovativi. Mi piace chiamarle quelle cose che ti senti ‘di pancia’.

 

La mente deve sentirsi pronta a recepire i segnali che portano alla novità. Io vedo Serendipity come una delle predisposizioni innate di chi ama le relazioni, deve sentirsi come un block notes pronto a far suoi quei dettagli incontrati sul cammino personale, privato e successivamente professionale.

 

In prima battuta è qualcosa di istintuale, fortemente presente nelle persone inclini alle relazioni. Per un professionista delle P.R. diventa l’abilità di riconoscere le informazioni fondamentali per la propria attività nelle situazioni man mano vissute.

 

La condizione di Serendipity ce la sentiamo quando siamo portati a rivolgere l’attenzione e la curiosità ovunque ci siano degli stimoli. Non credete che il mondo ne sia pieno?

Stay tune! Next Post: 27/04/2011

Social Mania(c)

“La felicità è reale solo se condivisa”. Questa è la frase fondamentale del film Into the Wild di Sean Penn. E può essere una sintesi di quella che io chiamo voglia di social, è una attitudine alla condivisione. Chi è propenso alle publiche relazioni, prova piacere nell’esternare il suo vissuto. Ci si trova a proprio agio nei contesti popolati di persone, a prescindere di quanto possano essere interessanti queste persone!
I tre punti di cui dicevo nel post precedente vengono a conseguirsi o a integrarsi l’uno con l’altro, ma alla base di tutto c’è la voglia di fare gruppo, di trovarsi a chiacchierare, esporsi. Dentro di se si percepisce una spinta (leggera o forte che sia) a rendere partecipi gli altri della nostra quotidianità. Non vi ricorda qualcosa? Ma certo! Il mondo dei social network (facebook, twitter, linkedin, myspace e non sto qui a elencare tutti quelli che conoscete…).
Voglia di Social è stare bene con gli altri, essere stimolati, anche dopo una giornata di fatica lavorativa dal trovare e conoscere nuova gente. Personalmente mi rilassa di più una serata con amici e nuove conoscenze piouttosto che l’intimità di casa mia.

 

E’ ovvio che questa smania di social deve essere giustamente incanalata per non sfociare in egocentrismo. Chi si approccia in modo ‘social’ si piace, considera la propia vita una fantastica esperienza e si rischia di parlare troppo di se (non avete idea di quante volte rischio!!la mia giornata, il mio lavoro, le mie passioni…ecc…).

 

Istintualmente si parte dal presupposto che si vuole condividere e cioè regalare qualcosa di se (che considero prezioso e bello perchè parte della mia vita), di ciò che si ha dentro per socializzare con l’altro.

 

Nei prossimi post cercherò di raccontare come frenare l’egocentrismo nella voglia di social…guarda caso proprio partendo dal social…dall’altro.

Stay tuned! Next 22/04/2011

Non ‘faccio’ ma ‘sono’

Nell’affrontare la mia scoperta professionale ho attraversato un periodo di crisi. Nel lavoro mi sono sempre proposto come tecnico, come esperto del software con cui lavoravo nei vari studi professionali. E finchè si è trattato di elaborazioni semplici, di base potevo cavarmela, ma ai primi incarichi di grossa entità mi trovavo spaesato e perso davanti a quello schermo.

 

Mi sono reso conto che le attività che mi arrivavano sotto mano erano conquistate mettendo enfasi nella fase di descrizione al possibile cliente. I colloqui sono sempre stati il mio pezzo forte, la semplice idea di conoscere una nuova persona e di presentargli le mie competenze anche oggi continua a darmi una sensazione adrenalinica e positiva. Non vendo fumo e nemmeno effetti speciali, semplicemente preparo bene ciò che devo esporre e trovo piacere nel dialogo. E’ ovvio che l’obiettivo, nel mio caso era ed è ottenere un incarico, ma mi sono sempre posto un target intermedio: conoscere un’altra persona. Se poi arriva anche l’incarico, tanto meglio.

 

Questa premessa mi ha portato a tracciare alcune caratteristiche innate del P.R. che è ancora allo stato brado:

 

    • La voglia di Social: non ci si stanca mai di stabilire relazioni e di stare in mezzo agli altri. La gente diventa l’elemento in cui si vive meglio (come l’acqua per i pesci! Reso l’idea?).

 

  • Lo stile ‘block notes’: ci piace ascoltare e ‘prendere appunti’ sulle persone che incontriamo, curiosità che accoglie  e non giudica.

 

 

  • Lo stupore sempre vivo: sentirsi sempre stupiti di ciò che incrociamo nelle nostre giornate (per capirci, da dentro sale sempre l’allegra espressione ‘ma va?!’)

 

 
Che ne dite? manca qualcosa?

Alla prossima, ci sentiamo Lunedì 18/04/2011

L’illuminazione…

A parte la premessa al mio blog qui contenuta, devo dire che la voglia di cominciare a scrivere la devo a due persone in particolare. Una lo sa già, l’altra no e spero lo scopra qui, leggendomi.

 

Grazie a Paolo (http://www.paolopugni.it/) che con una semplice giornata di corso per venditori mi ha fatto capire che le cose che diceva erano la mia strada.

 

Grazie a Cristina Mariani (http://www.marketinglowcost.typepad.com/) che descrivendo la figura del responsabile P.R. in una sua pubblicazione, ha delineato meglio ciò che sono sempre stato per vocazione e ora per lavoro.

 

Manca una terza persona, che riesco a ringraziare quotidianamente: Diana, la mia ‘quasi’ moglie (il 3 settembre diventa effettiva…). La serenità che ho raggiunto in ambito lavorativo la devo a lei e alla enorme capacità che ha di sostenere un tale borbottone.

 

Ringraziamenti fatti…e con piacere, domani 16/04/2011 si parte con il primo post!