no storyte storytelling or storyteller
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Lo storyteller non serve

“Da grande voglio fare lo storyteller”

mi ripeto costantemente quando le attività che mi capita di fare non sono proprio in linea con questo intento. Già, perché nel mondo della “comunicazioneatrecentosessantagradi” è difficile che, al primo colpo, si riesca a fare quello che si vuole (o per cui si è studiato). Specialmente per uno storyteller.

Quindi si gestiscono le pagine fan, si scrivono i testi per un sito, si preparano comunicati stampa, si twitta, si instagramma, si pinna (come suona male…) e, ultimamente, si snapchatta. Nell’ottica di imparare, migliorarsi e arrivare sempre più vicini a quello che vogliamo che sia il nostro lavoro. Quello vero.

Io voglio fare lo storyteller e il 13 maggio concluderò il mio percorso di master in Storytelling Specialist alla IULM.

Prima del corso, gennaio di quest’anno, ho letto e studiato ‘per conto mio’ sui testi di riferimento del panorama italiano e non, quindi potrei considerarmi non proprio di primo pelo ed in ogni caso, anche con la chiusura del corso, preferisco essere sempre una Beta Version dello storyteller completo (se mai esistesse…).

Lo storyteller è un comunicatore. La mente umana funziona da sempre attraverso schemi narrativi, qualsiasi cosa viene percepita meglio e ricordata più a lungo se è inserita in una narrazione. Questo è molto chiaro alle imprese (e a chi le guida), specialmente negli ultimi anni, da quando il termine storytelling ha assunto i caratteri di buzzworld (parola di moda) ed è sulle labbra di ogni titolare, amministratore delegato, proprietario, artigiano o professionista che si rispetti.

E qui viene il punto.

Quello che non è chiaro, a mio avviso, è che ci sono delle situazioni in cui lo storyteller non serve.

Buona parte della prima lezione di Andrea Fontana ha definito che uno storytelling specialist di imprese non serve quando, ad esempio, dovete scrivere una biografia della vostra azienda, le descrizioni del vostro prodotto o servizio, rivedere i testi del vostro sito, oppure, realizzare alcune foto al vostro personale. Senza dimenticarsi dei social network: non ti serve uno storyteller se devi scrivere una serie di post su Facebook anche se vuoi che “siano una specie di serie TV” con post sequenziali, a puntate. In sostanza storytelling non è scrivere una storia, in qualsiasi forma vogliate declinarla (audio, testo o video).

Storyteller non è la traduzione letterale di narratore. In modo particolare per le imprese.

Esistono degli ottimi copywriter, fotografi o videomaker, professionisti  della narrazione a cui bastano alcune idee per fare dei lavori spettacolari e carichi di emozione. Ognuna di queste figure non è detto che sia un corporate storyteller ma un corporate storyteller deve conoscere come interagire con loro perfettamente e, se sviluppa competenze visual, di testo o di strumenti non deve mai anteporre i tecnicismi alla sua essenza di storyteller.

Mi sto sempre più convincendo quindi che il mio lavoro sia quello di far rendere conto alle imprese che esiste un pubblico, che ha un nome e cognome, che ha una storia di vita. E questi racconti rimangono un punto di partenza imprescindibile per ogni tipo di comunicazione, soprattutto per riuscire a raccontare storie di azienda che incontrino il pubblico e che portino a far diventare prodotti o servizi memorabili.

Mi viene in mente, e ve lo lascio come pensiero su cui discutere, che esiste una differenza tra “fare storytelling” ed “essere storyteller” e sta ad ognuno di noi trovare il modo di far convivere le due cose…voi come fate?

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