le storie in tasca
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Le storie da tenere in tasca (sempre)

Sapete cosa vuol dire Hip Pocket?

Sono le tasche dei pantaloni, in particolare quelle dietro, nelle quali è pericoloso tenere il portafoglio. Come dice Wordreference tra gli esempi del possibile utilizzo della parola.

Mi ha incuriosito il termine leggendo Business Storytelling for Dummies“, al capitolo 4: “Stories to have in your hip pocket”. Le due autrici suggeriscono 7 tipi di storie da portarci sempre dietro, pronte all’uso. Racconti brevi e accattivanti che faranno sicuramente colpo sul nostro interlocutore, soprattutto se interlocutore di business.

Ecco le sette storie:

1. Storie di Fondazione

Tutti quei momenti fondamentali che ti hanno fatto diventare ciò che sei oggi. Il racconto di questi momenti è come unire i puntini di un disegno a ritroso e dire: “se oggi sono così, è grazie a questi episodi”. La stessa identica cosa vale per le aziende: come è nata la tua impresa? Quali sono stati gli episodi fondanti? Per risolvere quale tipo di necessità è nata?

2. Storie di valori

Esistono delle storie che parlano di profondità, di valori indiscutibili per cui schierarsi e non scendere a compromessi (so che state annuendo con la testa), quali sono? In quali occasioni vi siete alzati in piedi dicendo che voi credete in quel valore?

E come imprenditori, impiegati, artigiani, professionisti, dirigenti? Quando avete “detto” che la vostra impresa si schiera per un determinato credo? Come lo avete fatto?

3. Storie di cose fatte

Sembra facile, ma vi siete mai chiesti che cosa fate? Sì, nello specifico, che lavoro fate? Se avete una storia sul vostro lavoro, sulla vostra attività, usatela. Diventerà più semplice far capire a chi vi ascolta. Nel mio caso sono le storie da tasca che funzionano meglio e coinvolgono di più.

4. Storie di futuro

“Come ti vedi tra dieci anni?” è una domanda che mi piace molto, che mi fa pensare ad una visione per il futuro, una storia che è bene raccontarsi e definire nei particolari. Possiamo chiamarla scenario (o vision) ma è importante averla sempre a portata di mano.

Se siete più bravi potete chiedervi come vi vedete anche tra 20, 30 o 40 anni. Oppure (come faccio io) farvi la domanda ogni dieci anni. Ah, quasi dimenticavo, alla domanda bisogna rispondere, ovviamente.

5. Storie di successo

Quali sono gli episodi in cui avete vinto? Raccontatevi tutte le volte he avete avuto successo, segnatevi bene perché siete stati vincitori, fissatevi nella mente i “particolari della vittoria”. Serve per costruire le famose case history e anche per motivarvi nei momenti più bui.

6. Storie di passaggio (degli ostacoli)

Le sconfitte devono essere raccontate perché insegnano.

Una sfida persa nasconde sempre una opportunità, la storia della sconfitta deve essere completata dal modo trovato per proseguire. Anche quando perdere ci ha obbligato a cambiare strada: è stato comunque un modo di superare l’ostacolo.

7. Storie di clienti memorabili

Lasciare spazio al cliente vuol dire ricordarsi di lui e della sua storia. Il nostro racconto ha incontrato il suo in modo memorabile e unico. Cosa ne pensa? Come l’ha percepito? Parliamo di questi episodi e mettiamoli al centro delle nostre narrazioni di impresa (leggasi: blog aziendali con case study dedicati ai clienti).

Avete già cominciato a scrivere? Io sì e ho notato una cosa: le storie del punto uno e del punto due sono molto simili, se non identiche…che caso eh? 😉

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