storytelling snapchat
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L’anziano e snapchat

Maggio. Primavera. Interno SnapChat.
Decido di snappare il mio gatto Lucio: gli lancio un elastico, lui lo rincorre, lo prende e lo riporta. C’è tutto: immediatezza, gattino e genuinità della ripresa home made. 
Cominciano ad arrivare le prime visualizzazioni ed uno dei miei contatti mi manda una chat con l’emoticon “cool”. Mi sento in dovere di ringraziare con un più vetusto “grazie”
Il mio estimatore risponde:”Ah ma sei vecchio”. Lo snap precedente era il mio faccione che diceva “prova di Snappata…” dove si notava la canuta barba incolta.

Come inizio non c’è male, capisco subito che la piattaforma è per giovani. E fin qui, lo dicono tutti (anche il mio nuovo amico, che la rete l’abbia in gloria!). Ma poi comincio a chiedermi come si potrà usare questo nuovo social adattandolo all’arte dello storytelling? Contando che il pubblico è prettamente adolescenziale, quale brand, azienda o prodotto ne farà uso e come? Come si potrà sviluppare un racconto su una piattaforma i cui contenuti durano 24 ore e poi spariscono? Ma soprattutto, non è meglio smettere di farmi domande e cominciare ad usarlo?

Infatti.

La mia prima, primissima idea è stata quella di usarlo per una sorta di “Snap serie”, cioè costruire una narrazione a puntate. E le puntate dopo 24 ore spariscono! Meraviglioso, questo vuol dire che, se ti sei perso la puntata, bohn, basta, non la vedrai più!

Ho scritto “prima, primissima” ma ho anche scritto che dovevo “cominciare ad usarlo”.

Infatti.

E ora parlo a te: titolare della PMI, della microimpresa, gestore di negozio, bar, ristorante che hai deciso che il tuo pubblico è giovane e quindi sta su Snapchat, ti do un consiglio, uno solo:

“usalo con la pancia”*

 

* mostrati spontaneo, vero, coerente, gioca a carte scoperte, parla delle tue passioni, fallo usare ad un tuo dipendente, collaboratore, non pensare ai numeri, dì agli altri che snapchatti e scherzaci su, sperimenta, racconta, interagisci e poi arricchisci questo elenco di cose a tuo piacere. Scherzi a parte, questo nuovo social credo possa contribuire a tracciare un bel confine tra imprese che raccontano storie e quelle che davvero fanno storytelling, anzi, storydoing…

Quella della “Snap serie” è una boiata, lo dico per te che leggi e non sei Coca Cola o roba così.

Se poi lo sei, chiama che ci mettiamo d’accordo. 

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