macs amico storytelling
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L’amico

Eh già. C’è stato un tempo in cui le ragazze mi consideravano semplicemente un amico.

Beninteso, ancora oggi tante ragazze mi considerano un amico. Tutte tranne mia moglie (sì, ne sono sicuro, spiritosoni…). Ma adesso mi va bene, sono sposato, quindi: ok.

Ma quando avevo 14-15-16 anni, soprattutto le 14-15-16 ‘enni’ con cui mi sarebbe interessato andare oltre la simpatica chiacchierata, mi consideravano un amico. Qualcuno con cui era piacevole stare anche tutta la serata. Ascoltavo, facevo battute, interagivo quando era ora. Per il 90% delle volte mi dicevano:”Sai che mi sembra di conoscerti da sempre?”. 

“Anche a me” e tentavo, con gli occhi dolci, di sfiorare la mano, cercavo quel cenno di intesa che mi dicesse anche: “dai, cominciamo ad uscire insieme”.

Poi ho imparato a capire come migliorare questa empatia per abbattere il muro della semplice amicizia, affrontando le prime esperienze. Si chiamavano fidanzatine, morose. Nomi d’altri tempi.

Ma lasciamo al passato le storie sdolcinate, chi mi sta attorno mi riconosce questa dote: l’empatia. Come un potere magico, riesco ad entrare in confidenza con chi mi conosce anche da poco tempo, con i social (mi dicono) succede anche a distanza.

Crescendo, anche nel ‘mondo del lavoro’, nel periodo in cui ho fatto il commerciale, diventavo l’amico del prospect (il quasicliente). Nei momenti informali ci si lasciava andare in aneddoti e si coltivava un rapporto. Notavo che alcune delle mie esperienze erano in piena sintonia con quelli del mio interlocutore, ci si intendeva. Anche qui per il 90% delle volte.

Criticità? Vendevo poco.  Ma coltivavo relazioni. Quindi? 

Quindi ho smesso di vendere e ho iniziato a occuparmi di comunicazione. L’idea è stata quella di applicare il mio ‘dono’ per aiutare le imprese a scoprire come costruire relazioni efficaci. Le aiuto a cercare la sintonia con i loro ascoltatori, insieme cerchiamo come la loro storia si possa incastrare con quella del loro pubblico. 

Spesso le imprese non se ne rendono conto, ma le persone che fanno parte dei loro staff hanno dei poteri magici: empatia, simpatia, intuito, costanza, precisione… Vanno cercati, sviluppati e raccontati. Più l’azienda è piccola e più è facile trovare delle storie comuni che ne raccontino il lato umano.

Detto in modo semplice, anche una intera impresa può mostrarsi empatica, simpatica, intuitiva, costante o precisa…tramite le persone che la compongono.

Cominciate voi…qual è il vostro potere magico? Sì, quello lì, quello che sta con voi da sempre e magari non avete mai affinato, e quello del vostro team? Come dite? Ne avete un sacco?

Bene. Anche Superman.

 

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