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La bella storia di Petaloso

Ognuno di noi ha degli influencer, qualcuno che un po’ ti indirizza, ti condiziona, ti fa scoprire cose nuove. Io ne ho molti ma ultimamente ne sto frequentando uno in particolare, vi condivido un suo post di qualche giorno fa:Matteo Bellizzi on Petaloso

A mio avviso la faccenda Petaloso ha tutte le carte in regola per diventare storytelling, perché il nostro eroe Matteo (non il mio influencer, dico il bimbo, quello del neologismo) ha una missione da compiere: far accettare la parola alla comunità. Ed è proprio la comunità, che avrebbe dovuto svolgere il ruolo dell’aiutante, che diventa un ostacolo…a questo punto va superato.

Anche la mia prima idea è stata quella di fare qualcosa per diffondere sui social l’utilizzo di Petaloso (con un’hashtag, una pagina, coinvolgendo amici e social media cosi…) ma, per fortuna mi sono imbattuto nel post dell’altro Matteo che mi ha fatto pensare immediatamente ad un’altra parola da poco entrata nel vocabolario italiano: “fantozziano”. Quanto ci ha messo? più di 40 anni. Come è successo? Esattamente come per i racconti che diventano parte della vita di chi li ascolta, è riuscito ad entrare nella comunità in modo profondo e ormai è una parola senza tempo, senza generazioni.

Quindi come finirà questa storia dall’incipit ispirante? E anche in questa risposta c’è molto storytelling: la parola petaloso è stata consegnata a noi, riusciremo a farla sopravvivere ai like, ai markettari, ai social media manager, alle vampate del virale?

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