design thinking davide folletto casali
0

Design Thinking in Storytelling

Il Design Thinking é un approccio all’innovazione che pone al centro l’uomo e che attinge dagli strumenti dei designer per integrare i bisogni delle persone, le opportunità della tecnologia e i requisiti per il successo aziendale.

Visto come sono stato brillante nel definirvi il Design Thinking? Sapete perchè? Perché non è una definizione mia, è di Tim Brown, attuale CEO di IDEO, nota azienda di design di Palo Alto – California.

Ho potuto sperimentare questo approccio seguendo il workshop (a cui ne seguiranno altri…ah se ne seguiranno!) che abbiamo organizzato in Bottega Miller il 17 dicembre e tenuto da Davide ‘Folletto’ Casali.

Davide è User experience director e Startup advisor, con una formazione ibrida tra psicologia, design e tecnologia, attualmente lavora in Automattic (WordPress) a Londra.
“La semplicità è la massima sofisticatezza”: ispirato da Leonardo Da Vinci, Davide ha deciso di specializzarsi in social experience design, behaviour change e motivazione, con più di 11 anni di esperienza. Ha partecipato come speaker ad alcune delle più importanti conferenze mondiali sul design, tra cui Interaction 2014, Lift, Creative Mornings, Mex 2013, UX Australia 2013.

Dato il suo CV, si capisce perché con una semplicità pazzesca ci ha introdotto al Design Thinking. Ne sono uscito colpito ed illuminato, tanto che ho provato a leggere la questione in chiave Storytelling, in particolare riguardando i fondamenti di questo approccio, ecco a voi:

  • Umanitá: L’approccio è human-centered, esattamente come nella narrazione, abbiamo sempre a che fare con uomini e donne. I racconti vengono ascoltati da orecchie, visti da occhi e percepiti da cuori. Anche nel b2b: chi (quale persona, con quale mansione) leggerà la nostra storia di servizio o prodotto all’interno della potenziale ‘azienda cliente’?
  • Apri e chiudi: E’ un processo di apertura e chiusura, ovvero aprire i progetti per trovare ispirazione, ma poi saper chiudere al momento giusto per focalizzarsi sull’obiettivo. Anche nella costruzione e nella ‘consegna’ del racconto è utile lasciarsi contaminare ma si deve avere ben chiaro il perché di una storia, ad un certo punto si dovrà ‘chiudere’ per non perdere di vista gli obiettivi (e per fare in modo che la storia non ci sfugga di mano).
  • Itera: processare i progetti più volte con una visione chiara degli obiettivi, fare in modo che ‘possano girare’ all’interno del team di sviluppo e oltre. Io leggo questo passaggio come il fatto che una stessa storia abbia bisogno di girare nei cuori e nei sensi di più persone con più punti di vista, per essere ripresa, corretta, trasformata e perché diventi una storia potente.
  • Innovazione incrementale e radicale: non avere paura di ‘saltare’ per innovare e guardare le cose in modo differente ma migliorativo. Costruire un approccio che sia coraggioso, innovativo ma incrementale. Progettare le storie in team é creare contaminazione, è integrare ed unire elementi unici in modo che siano una storia univoca più potente delle singole che la compongono. Facile? No, ma tremendamente efficace.
  • Sperimenta: senza paura di fallire, fallisci e impara da ciò che è successo. Le storie più belle sono quelle che vedono una rinascita dal fallimento. Sei una azienda e costruisci la tua storia? Pensa a tutte le volte che hai innovato, hai fallito e sei rinato, oppure tutte le volte che sei caduto e hai imparato cosa dovevi fare, in cosa dovevi investire… Sei uno storyteller e stai costruendo una storia per qualcuno? Osa e chiediti sempre come misurare i risultati della narrazione, e se il messaggio non arriva al pubblico potrai capire perché e migliorarlo.

Appassionatevi al Design Thinking, per me è stato un bel regalo di Natale (di cui ringrazio in primis il bottegaio Matteo), lo giro anche a voi, cosa ne dite?

PS: non è un regalo riciclato, devo ancora scartarlo per bene… 😉

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *